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Signore, ogni giorno, come in questo venerdì Santo, sono tanti i fratelli che portano la croce con Te, aiutali a lenire il dolore, ad avere speranza, ma sopratutto fà che nessuno dimentichi...che nessuno venga più abbandonato...
venerdì, 10 aprile 2009
alle ore 10:59

Caro Babbo Natale
E’ all’imbrunire del giorno che i miei pensieri si vestono di foglie d’autunno e di fiocchi di neve. Scivolano nell’anima in un vortice silenzioso, s’accompagnano ad una lacrima, appena imprigionata nel cuore, per non impedire al sorriso di espandersi intorno.
Raccolgo la forza dalle braccia, dalla mente, dal cuore e vado in giro ad innestare, come gemma di marzo, un piccolo sorriso tra gli occhi spenti che m’attendono.
Abbraccio il dolore tra i freddi cartoni delle panchine, sotto i muri della stazione, tra verdi lenzuola di sangue, tra i bimbi ignorati vestiti di niente, tra vecchi raggomitolati in rifugi deserti, tra aliti solitari che appannano una finestra spenta, e ancora lì, in quella terra, dove gli spari trucidano la speranza di mani intrecciate, di fame dispersa nel giorno dei ricordi.
Rallento il mio passo nella luce veloce di fari abbaglianti, di macchine in fuga, su strade bagnate raccolgo piccole vite abbandonate sul selciato, che ululano alla luna, coperta dal buio di nere coscienze.
Son piccoli, ma tanti, i regali che porto nell’ombra, leggero è il mio sacco, non mi piega le spalle, solleva la riva di tanti dolori.
Continuo il cammino, mi porta al Natale, ed a te Babbo, che di rosso colori momentanee bontà, e qui, io mi fermo, i piedi nudi incavati nel soffice manto, sapore di freddo, di luci, di canti lontani, di camini accesi, di slitte volanti.
E’ tempo di te caro Babbo Natale, ma li vedi quegli usci giocondi al mondo serrati? Perchè la gente vuol essere buona per un giorno soltanto?
Si ferma la slitta, mi guardi, sorridi e mi tendi la mano rugosa. Non posso volare, non voglio solcare un mondo di futili sogni, di false parole, di balocchi e profumi, di gioielli e pellame, se prima non vedo, per sempre, brillare la stella cometa.
Se bontà e pace nascono, solo, nel giorno del Figlio, ti prego, regala al mio mondo, tutti i giorni, il Santo Natale.
( ripropongo questo brano perchè la mia speranza è e sarà sempre questa...)
martedì, 16 dicembre 2008
alle ore 10:06
Perdonami
Sembrava una serata come tante, tranquilla, nella nostra bella casa dove non è mancato mai nulla.
L’amore, la gioia e la serenità avevano dipinto di rosa le sue pareti.
Ascoltavo la tua voce, incantato, come il primo giorno che ti ho conosciuta.
Mi parlavi di nostra figlia, il nostro orgoglio, di quanto era diventata ancora più bella crescendo.
E’ una bella e brava ragazza la nostra bambina, ci somiglia, è vero.
Continuavi a parlare, mentre il silenzio della notte faceva da sottofondo al nostro amore, così grande, così forte, sempre insieme, tu ed io, le nostre mani intrecciate in ogni pensiero, in ogni respiro, dove eri tu ero io, sempre pronti a stupirci.
Sembrava tutto perfetto fin quando una strana angoscia s’ insidiò nella mente, attanagliandomi la gola in una morsa agghiacciante.
Avrei voluto svegliarti dal tuo sonno tranquillo, perché avevo paura, tanta paura, ma non sarei riuscito a spiegare il motivo.
Ad un tratto tutto assunse una dimensione diversa, incomprensibile, sconosciuta.
Tentai di calmare quel senso d’inquietudine, di cacciarla come folata di vento che trascina via le foglie morte.
Fallii.
Fu allora che cominciò il flagello della mia carne interiore, dei miei deliri.
Fu allora che ebbi paura di vivere, di ricevere e provocare dolore, non avrei sopportato che qualcuno dilaniasse le nostre vite, che ci derubasse d’infinite emozioni, che violentasse le nostre certezze.
Volevo offrirvi molto di più, inventarmi sagge pazzie e nuove poesie.
Superai la reticenza ed aprii un varco nel mio silenzio. Ti parlai, con gli occhi bassi, senza far trasparire il vero abisso della mia depressione, ma mi pentii quasi subito, dopo aver compreso, che in fondo capita un po’ a tutti di temere il senso della vita, le sue migrazioni, e la mistica ragione secondo la quale noi siamo.
Nei giorni seguenti feci emergere la genialità che mi ha sempre distinto per sconfiggere quei mostri che svendevano il mio vacillante coraggio per incatenarlo, forse in un angolo dell’immenso.
Surclassai quelle ombre che m’incurvavano verso la terra, e sentii che il sangue tornava a scorrermi nelle vene, senza più quel gelo ...
Decisi così di non morire dentro, per non dimenticare il nostro sogno, meravigliosamente sempre uguale.
Ricordo ancora quel mattino che respirai profondamente ed abbracciai la vita, la strinsi così forte che piansi come solo un uomo non sa fare.
Desideravo correre a casa, da te, da voi, cuori d’un unico battito, ma quella strada di periferia appariva troppo lunga, tutta colpa di quell’ ultima lacrima ancora intrappolata tra le ciglia, un sorpasso azzardato, un attimo d’incoscienza e piovve per sempre il pianto sul tuo cuore.
Amore mio, perdonami, l’impeto mi ha incatenato ed ora sei sola, in quella casa dove non manca nulla….e ti perdi a dipingere profondi solchi di dolore e folli perché, sulla tela ingrata di uno scenario che abissa la tua anima in un eterno tramonto.
Vorrei farti volare nella bianca pianura della verità e difenderti da me.
Sorreggi quest’anima mia per poterti restare accanto senza peccare.
Liberami da questo strazio che m’inchioda nel limbo del nostro dolore.
E’ stato un incidente, solo un incidente
perché ti amo e t’amerò sempre.
giovedì, 29 maggio 2008
alle ore 18:17
A Mamma du Re
Camminaje pe' tantu tiempe
' na preghiera tenevo 'a mmente:
' o figlio mije stà malato
Gesu' e Maria nun v'o scurdato
Penzanno me truvaje dinto 'a nu vico
' na Marunella affigurata,e mmò che 'lle dico?
" perduoname 'e peccati Regina bella
' i stù munno tu si 'a Stella "
All' intrasatte me pareva
ca ' na lacrima scinneva
dinto all' uocchie ' e sta Maronna,
sto' scetata o sto' sunnanne ?
Pensaje stu' fatt' è strano,
m'avvicinaje chiano chiano,
Gesù! chella chiagneva overamente
nun me 'o scord stu' mumente
me dicette: " nun ave' paura,
tuorn a casa, và sicura ,
' a grazia tu ll' avraje
pecchè ' na mamma vo' bene assaje
Nu' pruverbio rice ancora
'i figlje so' piezze ' o core
comme faccio a nun sape' ?
Jo ca' so' ' a Mamma du' Re! "
**********************
Traduzione letterale
La Mamma del Re
Camminai per tanto tempo
una preghiera ripetevo nella mente
mio figlio e' malato
Gesu' Maria non lo scordate.
Pensando, trovai in un vicolo
l'immagine di una Madonnina, ed ora cosa le dico?
"perdona i miei peccati o bella Regina
di questo mondo Tu sei la Stella"
All'improvviso mi sembrò
che una lacrima scendeva
dagli occhi di questa Madonna,
sto sveglia o sto sognando?
Pensai, questo fatto è strano,
mi avvicinai piano piano,
Gesù! Quella piangeva veramente
non lo dimentico questo momento,
mi disse: "non aver mai paura,
torna a casa, va sicura,
tu avrai la grazia
perchè una mamma ama tanto.
Un proverbio racconta ancora:
i figli sono pezzi di cuore,
come faccio a non saperlo?
Io che sono la mamma del Re! "
venerdì, 11 gennaio 2008
alle ore 19:49
Caro Babbo Natale
E’ all’imbrunire del giorno che i miei pensieri si vestono di foglie d’autunno e di fiocchi di neve. Scivolano nell’anima in un vortice silenzioso, s’accompagnano ad una lacrima, appena imprigionata nel cuore, per non impedire al sorriso di espandersi intorno.
Raccolgo la forza dalle braccia della mente e vado in giro ad innestare, come gemma di marzo, un piccolo sorriso tra gli occhi spenti che m’attendono.
Abbraccio il dolore tra i freddi cartoni delle panchine, sotto i muri della stazione, tra verdi lenzuola di sangue, tra i bimbi ignorati vestiti di niente, tra vecchi raggomitolati in rifugi deserti, tra aliti solitari che appannano una finestra spenta, e ancora lì, in quella terra, dove gli spari trucidano la speranza di mani intrecciate, di fame dispersa nel giorno dei ricordi.
Rallento il mio passo nella luce veloce di fari abbaglianti, di macchine in fuga, su strade bagnate rapisco vite abbandonate sul selciato che ululano alla luna, coperta dal buio di nere coscienze.
Son piccoli, ma tanti, i regali che porto nell’ombra, leggero è il mio sacco, non mi piega le spalle, solleva la riva di tanti dolori.
Continuo il cammino, mi porta al Natale, ed a te Babbo, che di rosso colori momentanee bontà, e qui, io mi fermo, i piedi nudi incavati nel soffice manto, sapore di freddo, di luci, di canti lontani, di camini accesi, di slitte volanti.
E’ tempo di te caro Babbo Natale, ma li vedi quegli usci giocondi al mondo serrati? Perchè la gente vuol essere buona per un giorno soltanto?
Si ferma la slitta, mi guardi, sorridi e mi tendi la mano rugosa. Non posso volare, non voglio solcare un mondo di futili sogni, balocchi e profumi, gioielli e pellame, se prima non vedo, per sempre, brillare la stella cometa.
Se bontà nasce, solo, nel giorno del Figlio, ti prego, regala al mio mondo, tutti i giorni, il Santo Natale.
mercoledì, 12 dicembre 2007
alle ore 21:07
Volti

Non stringare la voce della mente
convinzione del mio tempo
concedimi il bisbiglio dell’ignoto
delle ombre dilaniate
degli spiriti errabondi
soffocati da mostri indecenti
nei pozzi della notte
gli anni avvolgono le mie parole
in scaglie di roccia
seguo i passi innocenti
e il corrugar delle fronti
sfioro con le labbra
i solchi della saggezza
impronte di dolore
di volti appannati
raccolgo l’eterno dall’anima
beffando la morte
senza trucco è la mia malinconia
martedì, 23 ottobre 2007
alle ore 23:03
Oggi 11 Settembre
Avrei tanto da dire su questo giorno ma sarebbe inutile aggiungere
altro su quanto già espresso da tante persone che, come me, condannano
l'efferratezza di certi crimini.Crimini politici scaturiti non solo
dalla corsa al potere ma sopratutto da sporchi affari e compromessi.
Quel che noi sappiamo a riguardo, in effetti è solo una parte di
verità, una facciata della medaglia, quella meno sporca, il resto è segreto....
E' meglio che lasci da parte, per ora, l'impeto che mi distingue quando affronto
"certi" argomenti e volga il mio pensiero a tutti coloro che hanno perso la vita
innocentemente... in un giorno che sembrava uno come tanti...mentre qualcuno sapeva...
lunedì, 11 settembre 2006
alle ore 13:16

' A Mamma du' Re
Camminaje pe' tantu tiempe
' na preghiera tenevo 'a mmente:
' o figlio mije stà malato
Gesu' e Maria nun v'o scurdato
Penzanno me truvaje dinto 'a nu vico
' na Marunella affigurata,e mmò che 'lle dico?
" perduoname 'e peccati Regina bella
' i stù munno tu si 'a Stella "
All' intrasatte me pareva
ca ' na lacrima scinneva
dinto all' uocchie ' e sta Maronna,
sto' scetata o sto' sunnanne ?
Pensaje stu' fatt' è strano,
m'avvicinaje chiano chiano,
Gesù! chella chiagneva overamente
nun me 'o scord stu' mumente
me dicette: " nun ave' paura,
tuorn a casa, và sicura ,
' a grazia tu ll' avraje
pecchè ' na mamma vo' bene assaje.
Nu' pruverbio dice ancora
'i figlji so' piezze ' o core
comme faccio a nun sape' ?
Jo ca' so' ' a Mamma du' Re ! "
Traduzione letterale
La Mamma del Re
Camminai per tanto tempo
una preghiera ripetevo nella mente
mio figlio e' malato
Gesu' Maria non lo scordate.
Pensando, trovai in un vicolo
l'immagine di una Madonnina, ed ora cosa le dico?(chiedo?)
"perdona i miei peccati o Regina bella
di questo mondo Tu sei la Stella"
All'improvviso mi sembrava
che una lacrima scendeva
dagli occhi di questa Madonna,
sto sveglia o sto sognando?
Pensai,questo fatto è strano,
mi avvicinai piano piano,
Gesù! Quella piangeva veramente
non lo dimentico questo momento,
mi disse: "non aver mai paura,
torna a casa,va sicura,
la grazia tu l'avrai
perche' una mamma ama assai.
Un proverbio dice ancora:
i figli son pezzi di cuore,
come faccio a non saperlo?
Io che son la mamma del Re! "
Buona settimana a tutti i miei link ed a coloro che passerano dal mio blog.
Un abbraccio.Shayra
domenica, 27 agosto 2006
alle ore 18:45
Mai
Mai lo sguardo distolsi
dal crudel cerchio della vita
come sottomesse fiere noi
ad attraversarlo costrette
di teneri abbracci cingemmo
anime di dolor sparse
all'aere non fu piu' grata preghiera
che lodar l'Onnipotente
mai per sè stessi
lunedì, 21 agosto 2006
alle ore 15:03
Fruscii

Sbiaditi gradini di diroccate chiese
ospitano celate brame ed insperati miracoli
profumi d’incenso e cera ammantano
spiriti tormentati da flebili certezze
Febbrili inquietudini e abissali segreti
posano su curve ginocchia
propositi d’accesi pentimenti
Mistici pensieri e innocenti lodi
riecheggiano sordi dolori
tonfi concentrici di pacate acque
avvolgono trame di vita intessute
Anime assetate d’azzurre virtù
affidano al cielo una vellutata lacrima
profonda quanto d’un poeta la tristezza
mercoledì, 09 agosto 2006
alle ore 16:27