

La rondine

presa in rete
Brillano meteore d’amore
nel blu dell’anima
in sussurri di ricordi
tagli di preziosi cristalli
fendono l’opaca verità
All’alba arrogante
in spericolate corse
abbraccio il vento
e mi spezzo il cuore
contro il tuo nome
Sanguinano lacrime
i giorni segregati
in scrigni di silenzio
coi pugni incatenati
negli occhi del tempo
Vivrò pensandoti
mia rondine senza ritorno
fuggita dal nido
ormai muta d’amore
la quercia solitaria
Lontani echi garriscono
la mia prigionia
potrei morire oggi
su questa fredda pietra
se non mi avessi già uccisa

24 giugno

Ero tanto felice quella domenica mattina, come mai prima d’allora.
Pensavo a te, a quanto, d’improvviso, eri diventata più bella, più forte.
Non mi bastavano i palmi delle mani per contare i mille cristalli di sorrisi e di dolcezze che avevi fatto brillare la sera prima, durante quella festa in famiglia.
Splendevi di stella. Sapevi d’immenso.
Ero lì, a compiacermi di quel vento gioioso che t’aveva rapito per la prima volta nella tua spinosa vita, spoglia d’ogni dolore, quando all’improvviso squillò il telefono.
Ti raggiunsi immediatamente nella splendida casa che profumava di te e grondava d’amore.
Dio! Com’eri piccola in quel letto di pianto!
Mi stringesti la mano senza parlare. Una strana sensazione mi tagliò le vene, ma accantonai la paura aggrappandomi alla mia forza, ancora una volta.
- Devo agire in fretta, pensai -
Corsi con te, contro il vento che ci rubava il respiro.
Attraverso la porta bianca mi giungeva la tua voce, flebile, arrendevole, lontana…
Gridai - fate presto - mentre il buio piombava su di me, incatenandomi ad un lacerante dolore.
Mi ritrovai, così, in pochi granelli di tempo, a raccogliere il fiato d’una macchina.
- Non staccate, vi prego, concedetemi un attimo, uno solo, l’ultimo -
M’accarezzarono decine occhi lucidi, in bianchi camici composti, mentre
con labbra tremanti ti baciai la fronte, le mani, poi i piedi, come feci con Cristo tanto, tanto tempo fa.
Portava la Tua croce che ora è mia, ma non mi curva le spalle perché ci sei tu a sorreggermi.
Ora sono sola, mi nutro di lacrime silenti e di sorrisi d'amore, ma sarò sempre sola senza te. Vorrei vederti sorridere ancora una volta, vorrei chiederti quello che non ho mai osato, poiché dovevo renderti sempre più forte:




