Sono una donna dalla personalità forte, passionale, determinata, discreta, riservata,chiara e diretta. Dolce, comprensiva, ma intransigente quando occorre, non amo giudicare, rispetto la libertà altrui e chiedo altrettanto. Vivo dalla parte degli ultimi e per loro combatto con tutte le mie forze.
U nica stella in disciolto cielo L uce che brilla e rende sereno T imido cuor che s'infiamma poetando. I rridescente e fulgida fiamma M uovi passioni con somma eleganza, O de ad un animo che non inganna.
0 (zero) difetti di tua pertinenza.
Vola il mio pensiero
tra le tue ciglia chiuse io non ho più parole
da donarti oltre il silenzio ma cosa sei tu in sostanza?
un nome inciso nel mio cuore
una voce che ascolterò ancora qualcosa che lacrima a volte
all’ombra del tuo perenne dolore
che non dà un senso al mio respiro e a volte dà luce al viso tuo
ché mai s’allonterà dall’amata terra
( i versi in grassetto sono di Alda Merini )
Sei con me, grazie Alda!
Smuove un sussulto spasmodico
l’argine di quel pensiero
che affonda all’improvviso
pungoli nel ventre
È notte fonda sul sentiero della mia anima
e fa freddo al cuore
l’immagine impressa agli occhi
in ciglia umide che tentano
catene alle mie pene
d’un tempo troppo esteso
M’abbraccio in flebili speranze d’oblio
e cingo di sorrisi il presente
sale amaro del passato
Lapidato il mio essere
ingenuo il suo sentire
t’affido l’anima
l’anima mia
Vattenne 'o luna 'a 'ncoppa stu mare
nun me fa chiagnere lacrime amare
ll'uochhie suoje tu m'arricuorde
doje stelle fredde assaje
a stessa luce furastiera
dinto all'anima me tremma
vulesse purtà stu' core
'nfunno a chest' onne
pe' nun senti' chiù 'a voce mija
ca' dice tuorn tuorn ammore mio
senz 'i te nun pozzo chiù campà
'na lacrime me scenne chiano chiano
dinto 'o silenzio 'e 'sta nuttata scura
'o tiemp passa e tornano 'e rose
sule tu nun tuorn
ammore 'ngrato
( Maggio 2008, la ripropongo poichè mi è molto cara )
Mi nascondo fra sguardi anonimi
schivando palpiti incuranti
quando la sera siede
sul trono di piccole stelle
così lontane ai miei occhi feriti
ripercorro sentieri a me cari
tra rovi severi e antiche querce
mi stringo nell’universo d’un pensiero
carne dolente si trascina
nel pronunciar il suo nome
al cader d’una lacrima furtiva
ed io sola
Come foglia d'autunno
Come foglia d’autunno
mi lascio volare
in dolce caduta
sulla soffice terra
dell’anima spenta
come fiocco di neve
mi lascio cadere
in freddo volo
su bianche dune
del cuore gelido
e intanto s’appresta
la foglia ingiallita
a staccarsi dal ramo
la linfa è finita
e il fiocco leggero
a separarsi dal cielo
il sole è scomparso
il cammino richiama
al suo cerchio il destino
ho stretto nel cuore
una goccia di vita
ed un raggio d’immenso
ché non voglio morire
da sola e affranta
mi tengo le vene
nei miei giorni d’autunno
ché non sgorghi il sangue
sui sentieri d’inverno
Le voci girano presto nel piccolo paese e donna Feffa è più veloce della luce quando decide di informare tutti i paesani che ci sarebbe stato un altro matrimonio.
-Ma chi si sposa? – chiese donna Peppa.
-Non sono tanto sicura, ma credo di aver capito chi sono, vivono da poco qui - rispose Feffa
Lui è alto, di bell’aspetto, veste bene, parla molto, ma sorride poco. Non ha un lavoro preciso poiché, pare, non gradisca lo status a tempo indeterminato. E’ forte, deciso, testardo, quindi sa quel che vuole e non molla mai finché non ha ottenuto ciò che desidera e che lo fa star bene. Ama imporsi ma non lo dimostra subito, non ha una fissa dimora perché ama viaggiare e quando non può farlo usa le ali della fantasia.
Gli piace nutrirsi a spese altrui, succhia il sangue delle gente pur non essendo un vampiro.
Lei, invece, ha sempre un sorriso stampato sul volto, scialba nell’aspetto, misura ogni parola, attenta più alla forma che alla sostanza, incurante del fatto che ogni frase pronunciata ha un suo peso specifico quando arriva al cuore di chi le ascolta. E’ sempre ben disposta a concedere consensi e dolci sviolinate anche quando le sue labbra vorrebbero dire tutt’altro…
E’ una coppia ben assortita, fusione perfetta e, a dire di molti, sembra risultare molto vantaggiosa per entrambi, tanto che richiama a se molto seguaci.
Si celebra così un matrimonio antico che rinnova continuamente la sua promessa sull’altare grigio della menzogna. La genesi di questo contratto va ricercata nella notte dei tempi, probabilmente a quando gli uomini non camminavano ancora eretti.
Queste strane anime, pur essendo diverse vivono in simbiosi per il raggiungimento del proprio benessere interiore, ovviamente a discapito di altri.
Vestono abiti firmati vers-ace e dolce e gabbata, acquistasti al mercatino cinese, sicuri di beffare gli increduli, che presuntuosi!
Hanno l’abitudine di appostarsi dietro ogni angolo per scegliere la preda, a volte insieme, altre volte separati.
Approfittano della fiducia di coloro che, ignorando il premeditato intento lesivo e letale, si abbandonano al fascino che emana il fare forbito .
Lungo il loro cammino lasciano una lunghissima scia di vittime, passano indifferenti su quei corpi straziati in cerca di altro nutrimento.
Nulla li commuove, e niente li trattiene, non amano, non piangono, non soffrono, vivono solo per se stessi e sono abili nel mentire.
-Si, va bene, ho capito, ma come si chiamano, forse li conosco? – chiede incuriosita donna Peppa.
-lui egoismo, lei ipocrisia. Tieniti lontano, dicono che la loro malattia potrebbe essere infettiva. Mi raccomando non accettare nulla da quei due…-
e sogghignando sogghignando donna Feffa ritornò a sciorinare il bucato lasciando la povera Peppa impietrita ed a bocca aperta.
Fu per caso che la vide
riflessa nell'acqua
riportò i giorni in un tempo lontano
Si chinò su di lei
come ala di farfalla
Lei bruco senza volo
onda travolgente senza riva
bimba che non fu mai
Volti amati e voci amiche
perduti per sempre
nell'arcano disegno della vita
si intrecciarono senza magia
nel tramonto delle vene
Tentò di strapparli dalla mente
strinse i pugni per difendersi
da quel dolore così cupo
come il tonfo di pietra
nello stagno del cuore
Piegò le spalle stanche
e finalmente provò pietà per se stessa
Serrò per un attimo l'azzurro degli occhi
nel vano tentativo di dominare
la tremante lacrima che
indifferente
scivolò sulle gote fredde
buie trappole di marmo
Soffocato il grido
emerse dall'animo
solo l'eco d'un ricordo
compagno crudele
risuonò nell'immenso
squarcio di lampo
riaprì piaghe deserte
ancora
e poi ancora
fin quando l’oscurità
non la rapì per donarle
solo alla fine
la sterile pace
E’ danza solitaria
la mia
intorno al fuoco della vita
prova a spegnersi
invano
costringo il costato a liberare
il mio respiro
nell’asimmetrico spazio
del dolore
t’è doveroso
sfiorarmi
vita
assolvi il tuo credito
tra verità
e infamia
truce debitrice
conducimi
tra le braccia
dell’oblio
se non dovessi
espiare
la tua pena
imperdonabile
al mio mondo
Sorrido in dinamici
involucri di me
palpiti vitali
si spengono al venire
della mia ombra
che nella notte del buio
si sgrana in cocci
taglienti cristalli
di solitudine sparsi
ricordo lacerante
mi squarcia
non m’abbandona
soccombe
il mio oggi al passato di ieri
nel cuore lapidato
in silenzio nascosto
lo sguardo ferito
è diavolo il tuo sorriso allegro
beffò la mia favola innocente
pietrificata
assolvo la tua spada
dentro la schiena
eretta nel credo
mi sanguina
non m’abbandona
perseguita
la mia anima incredula testardo folletto
scolpisci caverne di ghiaccio
tra i muri delle mie arterie
giocatori d'azzardo
visi gaudenti
sterco di niente
tendono archi immorali
E intanto l’anima prova
a rivestirsi di presente
"Predicare la morale è facile, il difficile è fondarla"
Arthur Schopenhauer
Brucia ancora quest'anima
Mentre scava tra la cenere dei sogni
Raggomitolo il dolore in bozze di cemento
E s’inarca il tempo per non perire
Sepolto tra i tagli del cuore
Pallide emorragie di flutti cadenti
Imprigionano fobiche ipocondrie
Lungo l’ingiustizia del mio vivere
Non so guarire
Dinanzi a te
Priva
D’ogni capacità di fede
Stringo al petto ormai freddo
Il sepolcro delle mie pene
Con te rinacqui
Sfiorai le ali d’un sogno
Accolsi la quiete del tuo canto
Preziosa armonia d’intervalli
Svanita tra i dirupi dell’anima
Nel cupo alito d’una nube
Ambigua ombra del tuo vivere
Sbiadisce così il volto tuo
Nel limbo della vita
È un fardello di cemento quest’inganno
Attendevo la scia d’una stella stanotte
L’ho cercata disperatamente
Nel mio fazzoletto di cielo
Perché mi legasse ad un sogno
E mi sciogliesse i polsi
Dalla prigionia del mio silenzio
Fugge l’attimo d’immenso
Strappandomi anche la speranza
D’una lacrima furtiva
Ed è già l’alba
Del mio tormento
Un grande abbraccio a tutti.Mi scuso per il mio silenzio...le ferite che ci infligge la vita necessitano di tempo...so che comprenderete senza che aggiunga altro.Mi manca tanto la vostra compagnia!Spero di tornare presto. *Grazie Angelika!la tua dolce presenza rende ancora vivo il mio blog*
Caldi baci
Shayra
La giovinezza non è un periodo della vita, è uno stato d’animo
che consiste in una certa forma della volontà, in una forza emotiva;
nel prevalere dell’audacia sulla timidezza
e della sete dell’avventura sull’amore delle comodità.
Non si invecchia
per il semplice fatto di aver vissuto un certo numero di anni,
ma solo quando si abbandona il proprio ideale.
Se gli anni tracciano i loro solchi sul corpo,
la rinuncia all’entusiasmo li traccia sull’anima.
La noia, il dubbio, la mancanza di sicurezza, il timore e la sfiducia,
sono lunghi anni che fanno chinare il capo
e conducono lo spirito alla morte.
Essere giovani significa conservare a sessanta o settant’anni
l’amore del meraviglioso,
lo stupore per cose sfavillanti e per i pensieri luminosi
la sfida intrepida lanciata agli avvenimenti,
il desiderio insaziabile del fanciullo per tutto ciò che è nuovo,
il senso del lato piacevole e lieto dell’esistenza.
Voi siete:
giovani come la vostra fiducia / vecchi come la vostra sfiducia,
giovani come la vostra sicurezza / vecchi come il vostro timore,
giovani come la vostra speranza / vecchi come il vostro sconforto.
Resterete giovani finchè il vostro cuore saprà ricevere
i messaggi di bellezza, di audacia, di coraggio,
di grandezza e di forza che vi giungono dalla terra,
da un uomo o dall’infinito.
Quando tutte le fibre del vostro cuore si saranno spezzate
e su di esse si saranno accumulati
le nevi del pessimismo e il ghiaccio del cinismo,
è solo allora che diverrete vecchi.
[da un poema di Samuel Ulman di Birmingham]
..Con un augurio sincero e affettuoso per tutti voi, amici cari e curiosi, di ogni età..Angelika^_*
Penetra il silenzio
e trafigge la penombra
di quiescenti pulsazioni
quella voce
annaspa sui flutti della mente
per cercar riparo o ragione
vagar la sorprendo
solitaria e incerta
tra alienate discendenze
nell’intrico di folli menzioni
s’arresta
poi si appresta
a posseder dell’essere la forma
a divenir immortale
a condurre di alati cavalli una biga
nell’infinitiva variabilità
sospesa tra ribellione e sublimazione
saprofito dilemma
d’un anima